Il mercato di San Benedetto


La vita di un ragazzo che gestisce un banco del pesce è immersa nelle figure retoriche. Ne raccontiamo 40 e ciascuna è parte di un episodio della vita di Giuseppe, al mercato di San Benedetto di Cagliari.

Il mercato di San Benedetto

Le figure retoriche sono mosse, passi, modi di pensiero, piccole magie con cui cerchiamo di incidere di più sulla mente delle altre persone, e che ininterrottamente agiscono sulla nostra. Sono vita pura.

Il loro racconto non può essere chiuso in un'aula come di solito s'immagina. Per questo abbiamo scelto di strutturare una storia ed esplorare quanto davvero le figure retoriche — da quelle che intervengono sulla forma a quelle che intervengono sul significato — agiscano nella quotidianità. Nella quotidianità di un luogo aperto e vivo.

Serviva un mercato. E nessun mercato è aperto come quelli di una città portuale. Abbiamo scelto di cercare la nostra storia nel mercato civico di San Benedetto, a Cagliari. Settore ittico, da cui dominare in scorcio tutti i discorsi che vanno dal mare alla cucina — tutte le figure retoriche che vi si agitano.

Abbiamo scelto di raccontare la sfida di Giuseppe, poco più che ventenne, che si ritrova (senza davvero aspettarselo) a gestire per conto suo un banco del pesce al mercato di San Benedetto, con dubbi, alleati, imprevisti, sogni sterzati, antagonisti, un mestiere da imparare, una vita fuori, motti, litigi, profumi e rumori, e ogni tanto uno squarcio di pace.

Le 40 carte della sua storia sono mescolate: ciascun episodio è introdotto con la spiegazione dettagliata di una figura retorica, e ci racconta un momento, un conflitto, una parte della storia di Giuseppe. E in ciascun episodio quella figura retorica interviene, in maniera naturale, discreta. E proprio per questo facendo vedere in maniera chiara e viva la simbiosi della nostra vita con le figure retoriche, ora silenziosa, ora rumorosissima.

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